Suono, chiedo un bicchiere d’acqua, e i piattino con la minerale affaccia su scene che la mia infanzia non voleva, non capiva. Che mi sapevano di vecchio e di tempo perso.
M siedo con 4 uomini vecchi che sono stati anziani ma senza che mai se ne accorgessero.
‘ A sam in pena par al segretari dal partì’ ( siamo in pena per il segretario del partito)
Chi, Renzi?
‘ No, no. Quall’è l’è un stoped. Ai stoped angh capoità mai gninta’ ( no , quello è uno stupido. Agli stupidi non succede mai nulla di brutto)
Traduco il resto della discussione, alla quale mi unisco tirando fuori il mio dialetto.
‘Sa, tante preoccupazioni. Ne ha passate tante’
‘Bersani?
‘Esatto’
‘ Non può mica andare così, capisce? Ha solo 60 anni. Non può morire a 60 anni, il segretario’
‘Avete ragione voi. Non può morire’
Bevo il loro vino.
Sento il potere delle parole di una terra che ti può salvare, usate come preghiera laica davanti al liquore. Sento la pietas di queste gente che ancor alberga in me, che mi ha salvato, impedendomi di diventare una carogna come tanti.
Mi unisco al loro raccoglimento secolarizzato e ruvido, e parlare con loro sfoderando il mio miglior dialetto è il mio posto nella preghiera collettiva.
Mi alzo da li, semisbronzo e felice.
Ci metterò oltre un ora e mezza di buon cammino per tornare a casa.
Mentre mi tengo il ginocchio cigolante, patisco.
Patisco nostalgia di un tempo che ha voluto correre, al quale queste case, questi vecchi, queste coppole e questi orti hanno opposto resistenza.
Soffro e giosco perché subisco il fascino antico e decrepito della mia terra percorsa all’inverso.
E poi qualcuno dice che correre non è bello.
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