lunedì 7 luglio 2014

insegnamenti

Ma quel mondo non esisteva più, e lui non trovava il coraggio i dirglielo. Come lo avrebbe capito? Era stato cresciuto con buoni principi, regole. Una certa misura del giusto e del limite. E non lo aveva mai ringraziato per questo. Portava i segni di un mondo violento e senza scrupoli, che rideva di quel mondo fatto di doveri e fatica.  I suoi amici di sinistra erano cinici e arrivisti. Il maestri di quel suo tempo usavano gli avvocati come metro regolatore col mondo. Vivere era fuggire, biecamente cercare l'affare migliore, fottere. Apparire e discolparsi, vivere la vita lasciando un senso di invincibilità per i posteri, e quintali di balle da raccontare ai figli. Era un mondo cambiato in fretta, fatto di auto troppo grandi per essere dichiarate, di soldi portati all'estero mentre si scrivevano articoli di moralismo. Era una perversione generalizzata, un giocare con le vite altrui. L'aver perso ongi certezza di un al di la possibile, di una redenzione, di un riscatto. Era il tempo della vergogna dei padri e della miseria patita. Avrebbe voluto dirgli che i suoi insegnamenti poco avevano potuto in questo tempo, che nessuno mai lo giudicava per il suo lavoro o la sua rettitudine. E nemmeno aveva trovato un posto dove spendere l'onesta ereditata. Ma lui era troppo vecchip per capire. Lui, che veniva da un mondo fatto di turni e rifiuto della rate. Quel mondo non esisteva più, e ancora non trovava il coraggio per dirglielo

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